venerdì 11 luglio 2014

Recensione #38: Di carne e di carta di Mirya



Di carne e di carta di 
Mirya
Pagine: 336
Pubblicazione: 14 Giugno 2014
Editore: Autopubblicato
Prezzo cartaceo: NON DISPONIBILE 
Prezzo e-book: 2.68 €
Trama: Chiara vive di carta. Insegna, studia e legge di tutto. Sui libri e coi libri è cresciuta, i libri sono stati la sua famiglia e i suoi migliori amici e dai libri ha appreso l’amore: l’amore per le pagine ma anche per gli uomini che in quelle pagine vivono. 
Leonardo entra nella sua vita per seguirla nel Dottorato di ricerca, ed è un uomo concentrato sulla realtà di carne: per lui il distacco dalle parole scritte è vitale e non accetta l’approccio passionale di Chiara. Ma è stato davvero un caso, a portarlo da lei, o c’è una trama anche dietro al loro incontro? 

Tra un canto di Dante e una canzone degli ABBA si combatte la guerra tra la carne e la carta, una guerra che non ha vincitori né perdenti e che forse non ha nemmeno schieramenti. 


E’ strano scrivere questa recensione, per me.
Io che non mi sono mai fatta problemi a dire cosa penso di un libro, oggi mi ritrovo a fissare la pagina word come una demente. Però voglio fare una cosa fatta bene, e proprio per questo, devo cominciare dall’inizio.
Ho iniziato a leggere le fanfictions di Mirya nel lontano 2009, quando avevo appena quindici anni. Sì, una piccola me. EFP era il mio rifugio, la mia casa. Quella non era per niente una bella estate, anzi. Odiavo i miei, quell’odio che prova un’adolescente alle sue prime armi. Poi, li odiavo ancora di più perché mi avevano chiusa in casa per un’estate intera: avevo perso il primo anno al liceo, e loro non me l’hanno mai perdonato. All’epoca per me erano i genitori più subdoli e cattivi del mondo, ora ripensandoci dovrei ringraziarli. Mamma, non leggere questo post!
Comunque, iniziai a scrivere su EFP. Successivamente, a leggere. Le prime fanfictions erano quelle di Alessia Esse aka Stupid Lamb aka la fantastica donna autrice della Trilogia di Lilac. Dopo, arrivarono quelle di Mirya.
Con Mirya mi si è aperto un mondo, e non sto scherzando. Passavo giornate intere al PC in quel periodo, e quando aggiornava i miei occhi si illuminavano. Roba che saltavo dalla sedia, giravo per camera e poi leggevo. Molto meglio se non racconto cosa accadde quando lessi una recensione di Mirya lasciata ad una mia storia. Ad una ragazzina di quindici anni appena compiuti.
Quindi, ecco perché è strano scrivere questa recensione, per me. Perché non sarò imparziale, e per niente oggettiva.
Ho iniziato a seguire Di carne e di carta dal primo capitolo pubblicato su EFP: un’altra estate in compagnia delle storie di Mirya, altre paturnie adolescenziali, primi amori e una sedicenne invece che quindicenne. Continuavo ad odiare mamma e papà. Fatto sta che Mirya ha sempre accompagnato le mie estati, con le sue storie. Quest’anno però qualcosa è cambiato: un’altra estate, non odio più mamma e papà, e la maturità alle porte. Avevo promesso di non leggere libri durante la maturità, per uscire con un bel voto, e l’ho fatto. Zero libri, studio intenso. Peccato che alla fine per me quello non si è rivelato un bel voto, e ringrazio di aver staccato per un giorno, per poter rileggere Di carne e di carta.
Niente più EFP, ma sul mio bel Kindle. Niente più capitoli a cadenza nonsoquandoaggiorno, ma tutta la storia lì, a portata di mano.
La protagonista di questo libro è Chiara, una professore ventisettenne che ho sempre desiderato avere. Quello maschile Leonardo, eh sì, diciamo che desidero avere più Leonardo che Chiara, anche se è uno stercorario vivente. Non sapete cosa sia uno stercorario? Leggetevi il libro, perché non vi dico niente.
Chiara è una donna che vive di carta, di letteratura, del suo lavoro che ama tantissimo.
Leonardo è un uomo di carne. Oserei dire cinico, quasi distaccato.
Eppure la prima volta che si incontrano, lui sembra conoscere già Chiara. Grazie alla carta, grazie all’amante fatta a pezzi dentro all’armadio.
Vi innamorerete di entrambi i personaggi, forse per Leonardo aspetterete qualche capitolo. Invece amerete alla follia Alessandra, Sivieri, Paula ed Ivano, gli Abba e Dante.
Sì, gli Abba il gruppo. Anche questi me li ha fatti odiare mamma, mettendoli al massimo dentro casa ed in macchina, rovinando la mia infanzia. Mamma, l’avresti mai detto che ho riascoltato tutta la playlist degli Abba, leggendo Di carne e di carta?
E sì, Dante. Vi vedo mentre state premendo la X rossa in alto a destra, fermatevi perché avete capito bene: proprio quel Dante Alighieri. Odio adolescenziale che purtroppo deve ancora passare. Perché mentre mi rivedevo tutte le prime prove uscite negli ultimi dieci anni, ho ritrovato Dante soltanto una volta. Ed ero fissata che fosse proprio su Dante, l’analisi del testo. Poi è uscito Quasimodo, ma posati i libri ho continuato a nutrire rancore per Dante sul Kindle.
Comunque, dovete leggere Di carne e di carta. Non potete, oppure provate: dovete.
Vi porterà via poco tempo, e quando avrete finito ne vorrete ancora, ancora ed ancora.
Ringrazio Mirya che mi ha accompagnata per tutta la mia adolescenza, dalle prime storie su EFP, fino ad ora.
Non è da me essere carina e smielata, quindi ora basta: VOGLIO IL CARTACEO!

4 commenti:

  1. Ottima recensione! Ne parlava proprio qualche giorno fa un'amica blogger. Diceva che questo libro, penalizzato da una copertina un po' amatoriale, in realtà doveva meritare. Me lo confermi :)

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  2. Mi sono resa conto che non ti avevo ancora ringraziato degnamente qui, l'avevo fatto solo in pagina.
    Non so dirti quanto le tue parole mi abbiano scaldato il cuore: mi hai ricordato il motivo principale per cui si scrive e si legge, per essere accompagnati nella vita.
    Grazie, davvero.

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  3. Guarda caso me ne hanno parlato proprio due giorni fa delle amiche :D

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